I carabinieri, che in queste ore stanno ascoltando diversi testimoni, tra parenti e amici delle vittime, non escludono nessuna pista.
Secondo le prime ricostruzioni, i due sarebbero usciti per fumare una sigaretta quando una persona a bordo di una moto ha fatto fuoco, In Calabria, secondo la Commissione Parlamentare Antimafia, diretta sino ad ora dal presidente Francesco Forgione, sono egemoni sul territorio i cartelli di mafia degli Arena-Dragone-Mannolo e dei Grande Aracri-Nicoscia, da decenni impegnati a conquistare lo scettro del comando con una guerra senza quartiere Dentro e fuori della Calabria. E’ difficile pensare che nei regolamenti di conti, si possa uscire fuori da questa aberrante logica
MEZZAGO (MONZA & BRIANZA)-AGGUATO DI STAMPO MAFIOSO A COLPI DI PISTOLA CONTRO DUE FRATELLI CALABRESI, F.T. 44 & G.T. 41ANNI, ORIGINARI DI ISOLA CAPO RIZZUTO (KR), RICOVERATI NELL’OSPEDALE DI VIMERCATE. UNO DEI DUE E’ STATO RAGGIUNTO DALLA PALLOTTOLE AL FIANCO ED AD UNA SPALLA, NON CORRE PERICOLO DI VITA. L’ALTRO COLPITO AL PETTO E’ IN PROGNOSI RISERVATA. FORSE E’ UN ANELLO DELLA FAIDA CHE DA ANNI INSAGUINA IL LITORALE CROTONESE.
I due germani, residenti a Isola Capo Rizzuto ma domiciliati a Mezzago, sono titolari di societa’ di impresa edile e di camion. L’imboscata e’ avvenuta a colpi di pistola fuori a un bar alle porte di Monza, intorno alle 23.30, poco dopo la partita Juventus-Inter, che i fratelli, dell’eta’ di circa 40 anni, avevano guardato nel ritrovo pubblico
Domenico Salvatore
ISOLA CAPO RIZZUTO (Crotone)- I Carabinieri della compagnia di Vimercate ( nuova di zecca ed operativa solo da alcuni anni, coordina le stazioni di Agrate, Bernareggio, Vimercate, Bellusco, Trezzo e Vaprio, per un totale di 24 comuni; al comando c’ è il capitano Tullio Mott; e quelli della Compagnia di Monza che si muovono agli ordini del capitano Luigi D’Ambrosio, sostenuto dal tenente Marco D’Aleo ), che si muovono sotto le direttive del colonnello, stanno indagando su una sparatoria che ha coinvolto due fratelli, G.T. ed F.T. di 44 e 41 anni originari di Isola Capo Rizzuto, in provincia di Crotone. Per risalire al movente, agli esecutori materiali ed all’eventuale mandante. L’agguato è avvenuto nella notte tra sabato e domenica. Poco prima della mezzanotte. Andava in onda il derby d’Italia Inter-Juventus (1-0). Secondo una prima sommaria ricostruzione dell’accaduto, effettuata nell’immediatezza del fatto dai Carabinieri del Comando territoriale e della Compagnia di Vimercate, diretta dal capitano Roberto Giannola subentrato al collega Gabriele Mattioli, i fratelli originari di Isola Capo Rizzuto (Crotone), ma residenti uno a Mezzago, e l’altro a Busnago due paesotti del milanese, sarebbero rimasti vittima di un agguato di stampo mafioso.
I killers, sapevano che i fratelli avrebbero visto a quell’ora ed in quel locale, la partitissima del campionato di “serie A “: chi gliel’ha detto? Sembra che un centauro travisato col casco integrale si sia avvicinato ai due fratelli e da distanza ravvicinata, senza profferir parola, ha cominciato a scaricare le sue pistole. Il primo ad essere colpito sarebbe stato F.T. 41 anni muratore, sposato con figli, raggiunto da numerosi colpi di pistola al tronco ed agli arti. Il muratore è stramazzato al suolo in una pozza di sangue. Alle grida di aiuto sono accorse altre persone che col telefonino hanno avvisato il 118 ed il 112. Soccorso e trasportato all’ospedale San Gerardo di Monza, è stato medicato e ricoverato in prognosi riservata. Il fratello ha fatto in tempo a fare qualche piccolo spostamento col corpo ed a scansare i colpi mortali. Così i bersagli mobili, non sono stati colpiti dove il killer pensava di piazzare i suoi micidiali colpi. G.F., sposato con figli, autista di camion che vive a Busnago nel milanese è riuscito in questo modo, a sottrarsi alla furia omicida. Benché sia rimasto ugualmente ferito in diverse parti del corpo dovrebbe cavarsela secondo le prime sommarie voci. In questi casi, le indagini sono orientate a 360°. La pista privilegiata potrebbe essere però quella della ‘ndrangheta. Della faida per il potere, trasferita in Lombardia. Inoltre s’indaga parallelamente, su un altro grave fatto di sangue avvenuto venerdì 21 novembre 2008 in via dell’Isola a Lecco. In quella circostanza è stato ucciso Francesco Poerio, residente a Lecco. Viveva a Pasturo con la compagna e la piccola figlia, 38 anni. I killers hanno sparato con la pistola.
Diversi colpi esplosi da distanza ravvicinata, da un comando composto da tre persone che poi sono poi scappate su un’auto facendo perdere le loro tracce, hanno raggiunto la vittima in parti vitali. Quando sono giunti sul posto il 118, il 112 ed il 113, oramai non c’era più niente da fare. Lavoro per il baccaio, il medico legale ed il magistrato. Polizia e Carabinieri che si muovono in sinergia hanno appurato che l’uomo stesse recandosi in palestra per allenarsi, allorché sarebbe stato avvicinato da un commando di killers che senza profferir parola gli scaricarono addosso il caricatore di una pistola. Si tenta di capire se vi sia qualche nesso o relazione fra questi ultimi fatti ed i precedenti accadimenti. Tipo l’omicidio di Rocco Cristalli, 47 anni originario di Mileto (V.V.) ma operante sulla zona di Giussano e Seregno, presunto boss della ‘ndrangheta, freddato il 28 marzo 2008, sotto la sua abitazione, implicato in attività illecite come lo spaccio di droga, estorsione e riciclaggio del denaro sporco; affidato in prova ai servizi sociali (scontava una condanna ad otto anni per traffico di sostanze stupefacenti). Ammazzato mente stava per scendere dalla sua macchina, sulla Strada Comasina, in un’arteria a vicolo cieco. I sicari conoscevano tutto della vittima. Sapevano che la vittima avesse l’obbligo di dimora dalle ore 2300 alle 0600 del mattino. Compresi gli orari di uscita ed entrata e le abitudini.
Dopo averlo pedinato, spiato, tallonato, inseguito ed intrappolato sulla sua stessa 500, lo hanno sforacchiato come un colabrodo a colpi di kalashnikov, mitra e pistola. Una cinquantina di proiettili in tutto. Di cui molti andati a segno. Come si riserva ai pezzi da novanta della ‘ndrangheta Le indagini per risalire ai killers, al movente dell’efferato crimine ed agli eventuali mandanti affidati a Polizia e Carabinieri che lavorano in sinergia, sono coordinate dal procuratore Capo della repubblica di Monza Antonio Pizzi, p.m. Flaminio Forieri. Su Cristalli indagavano per riciclaggio e bancarotta fraudolenta ( la società Tornado Gest, che aveva costruito la Magic Movie Park di Muggiò) il p.m. Donata Costa e Giodano Baggio. Gl’inquirenti ritengono che il Cristalli fosse inserito a pieno titolo nel clan del presunto boss di Limbadi (V.V.) Salvatore Mancuso. Le teste di uovo delle forze dell’ordine sono già all’opera e lavorano di fino, per capire se in tutte le esecuzioni di mafia vi sia un filo conduttore comune oppure siano gesti individuali, vendette private, episodi scollegati tra di loro. L’ultimo fatto di sangue ad Isola capo Rizzato risale a pochi mesi fa… Isola Capo Rizzuto-Girava armato, con una pistola calibro 7,65 alla cintola, pronto a far fuoco, come nel Far-West, ma non ha fatto in tempo ad estrarla. I suoi killers, dalla mira olimpionica, che lo aspettavano al varco, sono stati più svelti. Appena il bersaglio mobile è giunto a tiro, non hanno esitato a scaricargli addosso le loro micidiali sputafuoco. Nei pressi del …saloon sito in Via Galileo Galilei, dove tre anni fa, ci lasciarono la cotenna Rocco Corda e Bruno Ranieri. Un giovane, Francesco Capicchiano di 33 anni, muratore, coniugato con Loredana, due figli in tenera età, poco dopo le diciassette, ancora è giorno chiaro, aveva parcheggiato la sua Punto-Fiat, nei pressi. Evidentemente aveva un appuntamento con qualcheduno andato a male.
Si è presentato all’appuntamento a piedi e non in macchina con moglie e figli. Visti i precedenti in cui si spara nel mucchio senza tanti complimenti, aveva pensato che fosse salutare. Nell’eventuale disgrazia, ci avrebbe lasciato la cotenna solo lui. Gli organi inquirenti (Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, che lavorano in sinergia) devono solo stabilire se la sparatoria sia avvenuta prima o dopo l’appuntamento con…la morte. I primi a giungere sul posto del mortale agguato sono stati i Carabinieri della locale Compagnia agli ordini del capitano Giovanni Russo ed i poliziotti della Squadra Mobile al comando del vicequestore Angelo Morabito, sostenuto dal Vicecapo Cataldo Pignataro. Tutti coordinati dal sostituto procuratore della repubblica, turn-over Piepaolo Bruni. C’era anche il medico legale nominato dal Tribunale di Crotone per una prima sommaria ispezione cadaverica esterna sul corpo della vittima predestinata. Sembra che il Capicchiano sia stato raggiunto da una gragnola di pallottole al capo ed al tronco, che lo hanno raggiunto in parti vitali. La morte è stata pressocchè istantanea. Questa è zona di frontiera, prima linea, avamposto dello Stato e non sarà facile né semplice.
Gli organi inquirenti tentano di scardinare col grimaldello, il tradizionale muro dell’omertà, che cuce le bocche a doppia mandata, per paura di vendette e di rappresaglie. Luca Megna, Giuseppe Cavallo, Francesco Capicchiano sono stati assassinati tutti a colpi di pistola. Guarda caso, con una calibro 9×21, il nuovo micidiale strumento di morte usato dalla’ndrangheta per lo più, dopo la pace del 1991, richiesta dai capibastone, dissanguati e spolpati all’osso, dalla terrificante guerra di mafia, scoppiata a Reggio Calabria fra i cartelli De Stefano-Tegano-Libri-Barreca-Latella ecc. ed i Condello-Imerti-Serraino-Lo Giudice-Rosmini ecc., e che aveva mietuto migliaia di vittime. In gioco, migliaia di miliardi del vecchio conio, delle attività…produttive, illecite. La 9×21 ha sostituito in sostanza (non completamente) la vecchia calibro 7,65. Le altre armi in uso alla mafia calabrese sono: lupara, pistole di varia nazionalità e kalashnikov. Ma il 2 ottobre 2005 i killers armati di kalashnicov, pistole e lupara, incaricati di eliminare il mammasantissima “Don Carmine” Arena, leader del cartello degli Arena-Dragone-Mannolo, che viaggiava assieme al cugino Giuseppe Arena di 44 anni, rimasto ferito, su una Lancia Thema blindata, hanno dovuto far uso di un lanciarazzi di fabbricazione sovietica. Un micidiale bazooka. Lo stesso micidiale lanciarazzi è stato usato per eliminare un altro padrino della ‘ndrangheta, Antonio Dragone, dello stesso cartello mafioso degli Arena-Dragone-Mannolo. Secondo il Capo della Squadra Mobile Angelo Morabito, a sparare sarebbe stato Giovanni Abramo di 29 anni, catturato in casa, legato al cartello Grande Aracri-Nicoscia. Anche in quell’occasione i sicari speronarono l’auto del Dragone.
Gl’inquirenti stanno lavorando all’individuazione degl’intrecci, trasversalismi, alleanze o federazioni. Il clan dei Capicchiano sarebbe collegato a quello dei Nicoscia e dei Russelli a cui è legato per rapporti di parentela Giuseppe Cavallo ucciso a Crotone; tutti avversari degli Arena. La famiglia dei Megna è vicina a quella degli Arena. Altro elemento che porterebbe gli inquirenti a collegare gli ultimi tre omicidi del crotonese sarebbe l’uomo, Carmine Tancrè, arrestato dalla Squadra Mobile di Reggio Emilia originario di Isola Capo Rizzato.
Tancrè è stato arrestato con l’accusa di porto abusivo di arma e detenzione di sostanza stupefacente, ma è anche stato denunciato per il concorso nell’omicidio di Luca Megna, figlio del boss storico di Papanice Domenico Megna, attualmente in galera perché condannato per omicidio. Sarebbe l’uomo, intestatario della pistola 357 magnum utilizzata per l’omicidio Megna. Gli equilibri all’interno della mafia cambiano continuamente. Ed i picciotti, che sono disposti a commettere qualunque delitto o fesseria e scalpitano come mustangs dentro un korral, non vedono l’ora di scalare le vette del “locale” o ‘ndrina. Per potersi insediare al vertice, sono disposti a tutto. Diventano sanguinari, sparano nel mucchio ed ammazzano anche donne, bambini ed anziani senza pietà. Non vedono l’ora, per farsi le ossa, di andare a mettere bombe, ed anche ad incendiare macchine, bucare portoni e gomme; oppure riscuotere la mazzetta o pizzo, rapire, rapinare, scippare, rubare in banca, posta, tabacchino, farmacia, supermarket, edicola. Vogliono soldi subito ed abbondanti per farsi la villa col bunker, la macchina blindata, le vacanze in Polinesia, il panfilo ai tropici ed aver un paio di broker abili e capaci per farli giocare in Borsa. I padrini ed i vice-boss, vanno in galera o vengono ammazzati, altri notabili vanno in diffida, sorveglianza speciale o soggiorno e perfino custodia preventiva. I loro palazzi, ville, alberghi, yacht, lingotti d’oro nei paradisi fiscali e gruzzoletti vari, finiscono nelle mani dei figli, e se vengono ammazzati o finiscono in galera, dei nipoti.
Domenico Salvatore
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